Ogni generazione riconosce che la propria infanzia è stata
caratterizzata da qualche innovazione tecnologica che ha influenzato il modo di
giocare:
- negli anni Settanta alcune delle novità erano il gioco del meccano e dei mattoncini Lego con ingranaggi e parti mobili che richiedevano una sorta di progettazione del gioco, le bambole che camminavano e parlavano (inserendovi un piccolo disco registrato) e i mangiadischi per ascoltare le fiabe sonore su dischi in vinile a 45 giri;
- negli anni Ottanta cresce la presenza della tecnologia nei giochi e il loro grado di interattività: prende campo il concetto di gioco educativo, che spesso viene anche indicato a caratteri evidenti sulle confezioni dei giocattoli che utilizzano circuiti elettrici e feedback sonori o luminosi, e contemporaneamente fanno la loro comparsa giochi che imitano la realtà tecnologica degli adulti come la macchina fotografica, il microscopio ottico, il registratore;
- a partire dagli anni Novanta si è assistito ad una vera e propria escalation di tecnologia: dai primi computer kids, simili agli attuali computer portatili, contenenti una serie limitata di giochi e attività, si è passati a giocattoli più informatici quali i gameboy, le playstation, predisposti per far girare diversi giochi scelti dall’utente, e a vivere con oggetti casalinghi elettronici, come la videocamera, il videoregistratore, ecc...
Le nuove generazioni probabilmente ricorderanno con
nostalgia “vecchi” giochi degli anni Duemila come i peluches interattivi che
comunicano anche tra di loro e riconoscono la voce di chi li usa, i Lego
Technics mattoncini intelligenti programmabili, la TV satellitare e i lettori
di CD e DVD e soprattutto il computer per giocare oltre che per imparare.
Fonte: Silvia Dini, Lucia Ferlino - Istituto Tecnologie Didattiche - Genova
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